L’indagine condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano indica in crescita gli investimenti previsti per: Social Network & Community, Unified Communication & Collaboration ed Enterprise Content Management
Al Convegno “L’Enterprise 2.0 alle resa dei conti” svoltosi a Milano lo scorso 27 aprile, sono stati presentati i risultati della Ricerca dell’Osservatorio Enterprise 2.0 promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.
“La crisi non ha fermato il fenomeno dell’Enterprise 2.0, ma ne ha al contrario accelerato la diffusione – è il commento di
Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Enterprise 2.0 – Oggi, però, il fenomeno Enterprise 2.0 sembra ancora affetto da una sorta di “sindrome di Peter Pan”: in molte aziende, infatti, è come se le iniziative si “rifiutassero di crescere”, superando la fase sperimentale per integrarsi al cuore dei processi di business. A conferma di ciò, l’indagine condotta sugli investimenti ICT previsti per i prossimi tre anni dai CIO di organizzazioni di medie e grandi dimensioni operanti in Italia mostra una contrazione dei budget nel 35% dei casi.
In decisa controtendenza, continuano a distinguersi tre ambiti applicativi con tassi di crescita degli investimenti previsti nei prossimi 3 anni decisamente positivi: Social Network & Community (SN&C, con il 42% di aziende del campione che prevede aumenti di budget rilevanti), Unified Communication & Collaboration (UC&C, con il 32%) ed Enterprise Content Management (ECM, con il 31%). La diffusione delle iniziative è, comunque, un chiaro indicatore e, dopo le interessanti premesse del 2009, anche nel 2010 oltre il 90% delle imprese del campione ha in corso iniziative UC&C ed ECM e, più della metà (57%), ha iniziative di SN&C. L’analisi puntuale dei budget 2010 – continua Mariano Corso
– mostra, tuttavia, un livello medio di spesa nei singoli ambiti ancora modesto rispetto al totale della spesa ICT : si passa infatti da un budget di circa 110.000€ per le iniziative di SN&C, ai 225.000€ e 265.000€ per gli investimenti in UC&C e in
ECM”.
L’analisi ha messo in luce come, a fronte di una crescita degli investimenti, il livello di maturità delle iniziative sia oggi molto eterogeneo, con alcuni casi di successo, ma percentuali ancora significative di organizzazioni in cui le applicazioni sono spesso sperimentali o confinate in pochi processi. La reale maturità e le prospettive di sviluppo dell’Enterprise 2.0, tuttavia, possono essere comprese solo guardando al cambiamento introdotto su tre dimensioni: gli strumenti, l’organizzazione e il Sistema Informativo.
La presenza di investimenti in strumenti e tecnologie 2.0 non sempre procede di pari passo con il livello di “maturità” nel loro utilizzo all’interno delle imprese del campione: a fronte di strumenti di Unified Communication, Project Centric Collaboration e Live Collaboration utilizzati spesso in modo sistematico dalle imprese in più processi, ve ne sono altri come blog, forum, wiki, podcasting, videosharing e social networking che, pur presentando in media interessanti tassi di diffusione, hanno un livello di maturità inferiore, a testimonianza della difficoltà a uscire da fasi di sperimentazione e di utilizzo sporadico. L’analisi mostra che, in molti casi, la loro presenza non si traduce in un reale cambiamento e in benefici concreti a causa dei gap organizzativi e culturali che non vengono affrontati e colmati. Per comprendere l’impatto potenziale degli strumenti sulle imprese, dunque, non basta guardare alla sola diffusione, ma occorre entrare nel merito della loro applicazione nei processi aziendali.
La dimensione organizzativa del cambiamento: verso un’organizzazione 2.0
L’enfasi posta sugli strumenti rischia di far dimenticare che l’Enterprise 2.0 è un fenomeno innanzitutto organizzativo: le nuove tecnologie non fanno che abilitare o facilitare approcci e modelli organizzativi che sono però il risultato di una progressiva evoluzione “sociale” dei bisogni delle persone e delle loro modalità di relazione dentro e fuori le imprese.
L’analisi delle trasformazioni in atto nelle organizzazioni appartenenti al panel ha permesso di declinare sei principi che sembrano sottesi alle iniziative di maggior successo, orientando il cambiamento verso l’Organizzazione 2.0: la ricerca di flessibilità nel cambiamento di ruoli e processi; la collaborazione emergente tra le persone indipendentemente da gerarchie e schemi organizzativi predefiniti, l’apertura dei confini dell’organizzazione per coinvolgere attori esterni quali clienti, partner e fornitori; la virtualità nell’accesso a strumenti, informazioni e relazioni, indipendentemente dalla localizzazione fisica e dagli orari di lavoro; la spinta alla creazione diffusa e partecipativa di contenuti e conoscenza (co-creation) e, da ultimo, la spinta alla socialità e all’apertura nella comunicazione e nei rapporti.
Dall’analisi comparata dei profili di maturità delle aziende del campione emerge innanzitutto come siano le persone il driver principale che spinge l’innovazione su molti dei principi considerati: per quanto riguarda socialità, apertura e co-creation, in particolare, le persone appaiono decisamente più orientate al cambiamento di quanto non lo sia l’organizzazione stessa o gli strumenti messi a loro disposizione. Visto in questa prospettiva, lo sviluppo di iniziative Enterprise 2.0 diventa un fattore chiave per rispondere in modo efficace alle esigenze che derivano dalle persone e dal contesto competitivo, e una leva fondamentale per far evolvere il profilo della Direzione Risorse Umane in chiave maggiormente strategica e di innovazione.
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