Oltre a cambiare la fisionomia del Web e dei suoi usi rendendo gli utenti sempre più protagonisti dei contenuti trasformandoli in autori e giudici attivi, il Web 2.0 sta portando una vera e propria rivoluzione anche a livello di tecnologie e strumenti con effetti dirompenti anche a livello di professionalità e mestieri.
Da tempo, infatti, si stanno affermando Tool che favoriscono il Fai-da-Te ad ogni livello: dalla creazione di siti, alla produzione di filmati, dai meccanismi di condivisione di informazioni, alla costituzione/gestione di gruppi di interesse.
In altre parole, grazie ad esempio alle tecniche di mash-up, all’impiego di librerie di oggetti pronti all’uso e alla disponibilità di servizi specializzati OnLine, creare applicazioni diventa sempre più semplice e alla portata di chiunque abbia iniziativa, idee ed un minimo di competenze. Questo fenomeno, associato alle capacità di strumenti in grado di generare autonomamente il codice a partire dai modelli o da maschere create graficamente in modo interattivo comincia ad elevare le pretese degli utenti nei riguardi dei loro programmatori, con il rischio – talvolta - di arrivare ad umiliarne la professionalità e strapazzarne le pretese.
Ad aggravare la situazione contribuiscono nuovi strumenti quali Coghead, che si definisce la prima platform-as-a-service (PaaS) con la quale sviluppare applicazioni Web con delle semplici operazioni di Drag&Drop, AppExchange di Salesforce che si auto-qualifica come un ambiente di sviluppo interattivo con capacità di application-sharing e l’ultimo rilasciato – ma anche al momento il più potente – l’irlandese Iceberg disponibile dallo scorso giugno in versione 2.1 ed utilizzabile gratuitamente per creare applicazioni anche molto complesse, limitate ad un massimo di 5 utenti. Nel caso il numero di utenti dovesse crescere, si tratterà di sottoscrivere una licenza il cui costo varia in funzione della quantità di utenti da servire.
Iceber, che è un’applicazione Web che opera in ambiente ASP.NET su piattaforme Windows/SQL Server, è molto ambizioso nella sua proposizione, puntando ad essere installato sulla singola macchina dell’utente trasformatosi in sviluppatore, ma anche su un Server per dare servizio ad un intero Team di sviluppatori che per l’occasione non debbono avere competenze specifiche né di programmazione, né di linguaggi o di architetture software, salvo le idee ben chiare su quanto intendono realizzare.
Già, ma per fare cosa? Gli esempi migliori reperibili su Web (www.geticeberg.com) illustrano applicazioni che vanno da quelle di gestione del personale al CRM, dal Project Management alla gestione di prenotazioni, al Billing. Il tutto procedendo direttamente a livello di interfacce, senza scrivere un’unica riga di codice e potendo fruire delle componenti specializzate per funzioni già pronte all’uso.
Dal punto di vista teorico, Iceberg consente di emulare qualsiasi genere di processo, di creare interfacce a partire da zero o da modelli predefiniti, di fruire di componenti e oggetti reperiti sulla rete.
Di fatto, costituisce un ambiente di sviluppo completo, salvo il fatto che non contempla l’impiego di alcun linguaggio di programmazione con il quale avere a che fare.
Il messaggio, a questo punto, deve esser chiaro: sviluppare applicazioni non è più sinonimo di programmare: gli utenti hanno la dimostrazione tangibile di cosa possono fare da soli, elevando di conseguenza le proprie pretese nel rivolgersi a degli specialisti.
Giocare la propria professionalità sulla conoscenza di un qualsiasi linguaggio è pertanto ormai da considerarsi una strategia suicida, mentre la capacità di realizzare applicazioni percependo i veri bisogni degli utenti, specie quelli inespressi o latenti, consegnandole in tempi ridotti e con elevati livelli di qualità, assume un rilievo ancor più grande che nel passato.
Conoscere il dizionario e la grammatica non vuol dire scrivere bene, e tanto meno ciò che interessa i lettori, mentre gli autori di Best Seller continueranno ad essere apprezzati e ad avere grande successo!